
Una settimana a fine giugno, 7 persone, una coppia che vuole arrivare in treno e non in auto, una suocera che preferisce 4 ore di cammino a 7: nessuna partenza a calendario spunta tutte le caselle. Il che non vuol dire rinunciare a partire insieme.
Un viaggio su misura comincia esattamente lì: dal vostro gruppo, dalle vostre date e da quello che avete voglia di vedere. Il massiccio, l’itinerario, i pernottamenti e il ritmo si scelgono insieme, e devono funzionare uno con l’altro. Il risultato può riprendere una parte di uno dei nostri viaggi esistenti, oppure nascere da zero.
È un’altra cosa rispetto a una partenza a calendario, dove siete voi ad adattarvi a una data e a un itinerario già fissati, in mezzo ad altri partecipanti. Il su misura fa entrare la montagna nella vostra realtà: una famiglia con livelli diversi, un gruppo di amici, un compleanno, o semplicemente una settimana che non rientra in nessun calendario.
Da Altimood siamo in 2, accompagnatori di media montagna, di casa nel Champsaur-Valgaudemar, tra Écrins e Dévoluy. Accompagniamo una decina di partenze a gruppo aperto all’anno e costruiamo il resto della stagione su misura, su tutto l’arco alpino, dal Vercors alle Dolomiti.
Sulle Dolomiti, in Piemonte o in Valle d’Aosta arrivate probabilmente più preparati di noi: è casa vostra. Quello che portiamo lì è il montaggio, non la scoperta. Dall’altra parte del confine, invece, ci sono massicci che dall’Italia quasi nessuno attraversa, gli Écrins, il Dévoluy, il Vercors, ed è lì che il su misura serve davvero, perché di preconfezionato non esiste quasi niente.
Se avete già un’idea, anche incompleta, scriveteci (bonjouraltimood.com ). E se state ancora cercando di capire cosa è possibile, questa pagina spiega come costruiamo un viaggio a partire dai vostri vincoli.
La privatizzazione è il su misura in senso stretto: prenotate un accompagnatore per la durata che volete e costruite il programma con lui, dal punto di ritrovo agli orari, passando per l’itinerario.
Il gruppo costituito funziona sullo stesso principio: l’uscita è disegnata su richiesta, per un gruppo che riunite voi. Il programma può riprendere uno dei nostri viaggi esistenti oppure partire da una pagina bianca.
Il gruppo aperto, al contrario, corrisponde al nostro calendario pubblico: vi unite a un’uscita con programma, date e cornice già definiti, insieme ad altri partecipanti che non conoscete per forza.
E se siete ancora indecisi tra partire accompagnati, in autonomia o con la logistica delegata (la formula autoguidata), il nostro confronto tra i 4 modi di partire comincia con un test di orientamento.
Si leggono insieme. Il periodo orienta la destinazione, o il contrario. Il numero di giorni comanda la forma del viaggio. È l’incrocio delle 4 che riduce la carta a 2 o 3 proposte.
La stagione alpina si sposta per fasce di quota. Sotto i 1.800 m la finestra va da maggio a ottobre. Tra 1.800 e 2.200 m si stringe da metà giugno a inizio ottobre. I colli sopra i 2.500 m tengono da metà luglio a metà settembre, e a parità di quota un vallone esposto a nord conserva il nevaio 3 o 4 settimane in più di un versante sud.
Poi c’è la gestione dei rifugi: molti rifugi d’alta quota aprono a metà giugno e chiudono a metà settembre. Fuori da quel periodo il posto letto sparisce dall’itinerario prima ancora che ci si metta la neve.
In concreto, una settimana a giugno ci manda sulle quote medie delle Hautes-Alpes e del Vercors. La stessa settimana ad agosto apre più o meno tutto. A settembre le Dolomiti e il Piemonte sono al meglio, con i rifugi che chiudono uno dopo l’altro.
Su 2 o 3 giorni si collegano 2 punti e si dorme lungo il percorso: è un’itineranza corta, e la questione dello zaino si risolve in fretta.
Su 5 o 7 giorni si apre una biforcazione. L’itineranza avanza ogni giorno verso un nuovo posto letto, con lo zaino in spalla oppure con il trasporto bagagli dove una strada serve la tappa.
Il soggiorno a base fissa tiene lo stesso alloggio dalla prima all’ultima sera e irradia in giornata: lo zaino contiene solo il pranzo al sacco, un giorno di temporale si sostituisce con un’uscita adatta, e chi è stanco può saltare un giro e ritrovare il gruppo la sera.
Il montaggio misto (semi-itineranza) infila 1 o 2 notti in quota nel mezzo di una settimana in valle: si dorme in pieno massiccio senza incatenare 5 notti di camerata.
Il numero conta, ma il ritmo reale del gruppo conta di più. La domanda giusta non è cosa ciascuno pensa di poter fare, ma il ritmo che il gruppo riesce a tenere 5 giorni di fila, senza finire ogni tappa a pezzi.
La nostra scala di difficoltà, da 1 a 5, dà un linguaggio comune per collocare lo sforzo e le forcelle di dislivello da puntare in una giornata. Il test in 7 domande vi permette di valutare il vostro livello ancora prima del nostro primo scambio.
Se i livelli sono molto diversi dentro il gruppo, ditecelo. Una variante più dolce si può quasi sempre pensare, ma va prevista prima di prenotare le notti e di fissare l’itinerario.
La scelta del posto letto comanda l’itinerario e la logistica. Un hotel o una camera in agriturismo impone un accesso su strada: ci si orienta allora su un itinerario di pedemontana o su un soggiorno a base fissa. Il gîte d’étape offre un compromesso, con mezza pensione e sistemazioni che vanno dalla camerata alla camera da 4. Il rifugio gestito permette di dormire in quota senza portarsi tutto il cibo. Il ricovero non gestito offre più isolamento ma chiede autonomia, a cominciare dai pasti. La notte in tenda apre infine settori dove non c’è nessuna struttura, al prezzo di uno zaino più pesante e di regole locali specifiche.
Una parola merita attenzione: in Francia il bivouac è la notte in tenda, mentre quello che in Italia si chiama bivacco, la struttura sempre aperta e senza custode, qui si dice refuge non gardé. Esistono entrambi, e non si preparano allo stesso modo.
Le differenze concrete sono dettagliate nel nostro confronto gîte o rifugio.
2 cose da tenere a mente: i servizi e il livello di intimità cambiano molto da un rifugio all’altro, e una formula con camera e trasporto bagagli costa sensibilmente più di un’itineranza in rifugio (Dolomiti escluse).
Il nostro terreno è l’arco alpino, e solo quello: dalle Alpi del Sud alle Dolomiti, dal Vallese al Triglav.
I 3 massicci che aprono la lista sono i nostri, quelli dove viviamo. Più a est il rapporto si inverte: il terreno lo conoscete, e quello che aggiungiamo è la costruzione del viaggio.
Il Valgaudemar ha una sola strada, che risale la Séveraisse fino al Gioberney, con i rifugi appollaiati di qua e di là. Questa geografia ne fa il terreno da base fissa più vario degli Écrins, e senza un solo impianto di risalita: il rifugio dell’Olan, quello di Vallonpierre e il lac du Lauzon si fanno in andata e ritorno in giornata da un gîte di fondovalle. Il Champsaur, invece, ha i paesi e i gîtes, con i sentieri che si aprono a raggiera da ogni valle.
Per un’itineranza, il giro grande degli Écrins svolge 188 km e 11.000 m di dislivello positivo, e una sezione di 3 o 5 giorni tra 2 valli servite dall’autobus (o da un taxi) basta per un formato corto. Da privilegiare da metà giugno a inizio ottobre.
Dal Piemonte ci si arriva per il Monginevro e Briançon, in auto oppure in treno fino a Oulx e poi in bus.
Massiccio calcareo dalle muraglie verticali, dove l’acqua sparisce sottoterra in una rete di abissi. Il nostro giro delle Dolomiti francesi si adatta per attraversare in itineranza questo massiccio poco frequentato. Su una settimana si completa con uscite in giornata da un unico punto d’appoggio: l’Obiou, il Grand Ferrand, il Pic de Bure, il sentier de la Baronne.
Il soprannome fa sorridere chi le Dolomiti vere le ha a portata di macchina, e la scala non è la stessa. Resta il calcare, restano le pareti tagliate a picco sopra i prati, e resta un massiccio dove in una giornata di cammino si incrociano 5 persone.
Praticabile da maggio a ottobre.
Gli Hauts-Plateaux sono la più grande riserva naturale della Francia metropolitana: non ci entra nessuna strada, i ricoveri sono capanne senza custode, e la notte in tenda è tollerata dalle 17 alle 9. Da qui l’isolamento dell’altopiano, e la preparazione che richiede a monte. Spostatevi di una valle, verso il Trièves e il Mont Aiguille a est o verso La Chapelle-en-Vercors a ovest, e ritrovate una strada a ogni tappa, quindi hotel e gîtes.
Il Vercors si presta a molti formati diversi, dalla primavera all’autunno, e il nostro giro del Vercors è il tracciato più comodo da cui partire per adattarne uno.
Nel Thabor i laghi si liberano dalla neve e i pascoli fioriscono nello stesso momento, per tutto giugno.
L’Ubaye e l’alta Valle Maira formano il terreno transfrontaliero. La Maira la conoscete: le borgate con i tetti in lose, l’occitano, i Percorsi Occitani, una frequentazione bassa. Il versante francese, a poche ore di cammino da lì, è quello che quasi nessuno attraversa: l’alta Ubaye, il Brec de Chambeyron, i colli sopra i 2.500 m. Il giro si costruisce su 4 giorni intorno al Brec, e si privatizza sostituendo la notte in rifugio con una notte in un gîte confortevole quando il gruppo lo chiede. È il terreno più spiazzante delle Alpi del Sud: si cambia lingua e cucina valicando un colle, in tutti e due i sensi.
Tra le Alpi del Sud e le Alpi del Nord si sgrana una lunga serie di massicci francesi: la Vanoise, il Beaufortain, la Chartreuse, i Bauges, la Belledonne. Ma andiamo dritti all’itineranza che conoscono tutti, il Tour du Mont Blanc.
Il Tour del Monte Bianco è uno degli itinerari più stretti a calendario: certi rifugi del TMB sono pieni già d’inverno per luglio e agosto.
Un TMB privatizzato si fissa un anno prima, non la primavera precedente: è quell’anticipo a lasciare la libertà di adattare le tappe. L’alternativa nettamente meno frequentata sono le Alte Vie della Valle d’Aosta, che avrete già almeno in testa. Le montiamo volentieri, e quello che ci mettiamo di nostro è sempre lo stesso: incastrare le tappe con i rifugi che rispondono, e camminare con il gruppo giorno per giorno.
Sulle Dolomiti non c’è molto da presentarvi: la rete di rifugi, i sentieri numerati, le porte d’accesso dalla Val Gardena, dalla Val di Fassa, da Cortina o dalla Pusteria fanno parte del vostro paesaggio mentale. Vale la pena dire solo perché quel terreno è così comodo da montare su misura: con quella densità di rifugi si aggiunge o si toglie una tappa senza rifare tutto il tracciato, cosa che negli Écrins o nel Vercors non si può fare.
2 punti restano da anticipare, e non dipendono da quanto bene si conosce il massiccio: i rifugi si prenotano presto, e quelli in quota, sull’Alta Via 1 per esempio, sono serviti solo da un sentiero o da una funivia, quindi senza trasporto bagagli possibile. Il nostro trekking nelle Dolomiti parte da lì e si adatta di conseguenza.
Da metà giugno a inizio ottobre: per una traversata da ovest a est mettete in conto 10 giorni.
Questi 3 paesi da noi si costruiscono solo su misura. Offrono terreni molto diversi, con un punto in comune prezioso in itineranza: una rete di trasporto pubblico che serve quasi tutte le partenze, e permette di lasciare a casa la macchina.
Austria. Da Predoi, in fondo alla Valle Aurina, il valico del Krimmler Tauern (2.633 m) fa scendere nel Krimmler Achental e porta a Krimml, ai piedi dei 380 m di cascate divise in 3 salti. Questo passaggio da mulattieri, usato fin dall’antichità, si presta a una traversata di 2 o 3 giorni tra Alto Adige e Salisburghese, con accesso in trasporto pubblico a entrambe le estremità. Più a ovest, gli Höhenwege della Zillertal e dello Stubai permettono belle itineranze di rifugio in rifugio. Nel Kaisergebirge i paesaggi restano verdi e fioriti anche in piena estate, un contrasto netto con le Alpi del Sud francesi ad agosto.
Baviera. La parte tedesca delle Alpi è una fascia stretta lungo il confine austriaco. Ci sono l’Allgäu intorno a Oberstdorf, il Berchtesgaden sopra il Königssee, e in mezzo il Wetterstein e il Karwendel. Tutti raggiungibili in treno da Monaco. Un viaggio in Baviera mescola volentieri cammino e visita culturale, a cominciare dai castelli di Ludovico II.
Svizzera. Il treno e il postale servono i fondovalle del Vallese e dell’Oberland fino all’ultimo villaggio. La Haute Route Chamonix-Zermatt, con i suoi 200 km circa e 11 colli in 14 tappe, ne è l’itinerario simbolo. Si presta bene a una costruzione su misura e si può tagliare in 2 parti: ogni valle attraversata ha la sua stazione o la sua fermata del postale. Il vincolo principale è il budget: sui prezzi delle notti la Svizzera non ha niente da invidiare alle Dolomiti, e il conto si fa in franchi.
Su queste 3 destinazioni la stagione di cammino va da metà giugno a fine settembre, con condizioni che cambiano molto secondo la quota e l’itinerario.
Resta l’estremo est dell’arco alpino: la Slovenia e il massiccio del Triglav. Un altro volto delle Alpi, più compatto e più calcareo, che si presta anch’esso al su misura.
Convivono 3 regimi:
Il secondo limite è il nostro calendario. Siamo in 2, le date programmate sono fissate in anticipo, e capita che sulla vostra settimana non siamo semplicemente disponibili. Quando succede lo diciamo subito e vi indirizziamo a un collega.
Su un viaggio di più giorni il prezzo a persona comprende l’onorario di accompagnamento e un forfait di preparazione, calcolato sulla complessità del progetto. Si aggiungono le spese del soggiorno: pernottamenti, pasti ed eventuali trasferimenti.
Il numero di partecipanti ha quindi un effetto diretto sul prezzo a testa. Alloggi, pasti e trasporti si moltiplicano con il gruppo, mentre l’onorario dell’accompagnatore e una parte della preparazione sono legati al progetto in sé e si dividono. A itinerario e comfort uguali, un gruppo più numeroso paga meno a persona. Al contrario, un gruppo molto piccolo ripartisce i costi fissi su meno teste.
Il budget dipende molto anche dalla formula scelta. Un itinerario in rifugio, con pochi trasferimenti, non costa come un’itineranza con camere, mezza pensione e trasporto bagagli.
I preventivi sono in euro, quindi dall’Italia non c’è nessun cambio da mettere in conto. Vale invece per le tappe svizzere, dove il conto si fa in franchi e si sente sul totale della settimana.
Infine c’è il viaggio fino al punto di partenza. La maggior parte dei nostri itinerari si raggiunge in treno, il che evita di lasciare un’auto alla partenza quando si tratta di una traversata. Per un anello o per un soggiorno a base fissa, anche la scelta del punto di partenza può semplificare la logistica e ridurre i trasferimenti.
Il su misura fa più che aggirare un calendario: certe voglie esistono solo in questa forma, perché partono da un gruppo, da un’occasione o da vincoli che non entrano in nessun programma standard.
In tutti questi casi il su misura permette di partire dal gruppo e da quello che vuole vivere, invece di chiedergli di adattarsi a un’uscita già programmata.
Le informazioni da mandarci già nel primo messaggio, per una risposta rapida e precisa:
Funziona anche il contatto diretto, per mail a bonjouraltimood.com o per telefono al +33 7 69 44 78 66 (numero francese). Alice o Robin rispondono di persona, e chi vi risponde è chi camminerà davanti a voi.
In 2 o in 3, sì, nettamente: i costi fissi ve li portate da soli, mentre una partenza a calendario li divide su 6-12 partecipanti. Lo scarto si chiude verso le 8 persone e si rovescia oltre le 10, dove la tariffa da gruppo costituito scende sotto quella del gruppo aperto. Se le vostre date sono elastiche e siete in 2 con un budget definito, la partenza a calendario vi offre un prezzo migliore, e il clima di gruppo fa parte del viaggio.
Dove una strada serve ogni punto tappa, sì. Funziona sul Tour del Monte Bianco, sul giro del Vercors per i paesi e sugli itinerari di pedemontana. Non funziona sui rifugi d’alta quota del GR54, sulle capanne degli Hauts-Plateaux né sulla maggior parte dei rifugi delle Dolomiti. La nostra soluzione per mescolare le 2 cose: alternare una notte in quota e una notte in fondovalle, così il bagaglio vi raggiunge ogni 2 giorni.
È il caso in cui il su misura serve di più. Esistono 2 risposte: il soggiorno a base fissa, dove ognuno sceglie la sua uscita del giorno e la sera ci si ritrova tutti nello stesso alloggio, e la variante di itinerario, un avvicinamento più dolce allo stesso colle o allo stesso rifugio. Diteci lo scarto reale già nel primo messaggio: si prepara prima di prenotare le notti, non la mattina della partenza.
A base fissa, l’uscita del giorno si sostituisce con un’altra dove ci si può mettere al riparo se le condizioni peggiorano. In itineranza il margine si prepara prima di partire. Per ogni tappa abbiamo un’alternativa: una discesa in valle, una linea di autobus, un colle più basso. Un temporale annunciato si gestisce partendo 2 ore prima.
La nostra offerta di escursioni guidate in piccolo gruppo è un buon punto di partenza per vedere i massicci, i formati e i livelli che conosciamo meglio. Scorrete i viaggi per capire cosa vi somiglia, o semplicemente per farvi venire delle idee prima di costruire il vostro progetto su misura.