Trekking guidato o autoguidato
Dal fai da te al tutto delegato

Altimood, Aggiornato il

Ci sono diversi modi di partire a camminare per più giorni, dall’autonomia totale al viaggio privatizzato con un professionista. Il test qui sotto vi fa 9 domande per collocarvi su questo gradiente di organizzazione: la vostra esperienza, la destinazione, la disinvoltura con la carta, la curiosità per quello che attraversate, il gruppo, le date e il budget. Il seguito dell’articolo dettaglia le grandi linee di ogni formula: autonomia, autoguidato, accompagnato, privatizzato.

  1. La vostra esperienza di itineranza su più giorni:

  2. Dove andate?

  3. I segnavia spariscono sotto un nevaio a 2.400 m e la nebbia sale dalla valle.

  4. Verso i 2.500 m, un uccello grosso come una gallina si alza in volo a 3 m dalle vostre scarpe. È bianco e bruno, come se avesse cambiato piumaggio a metà.

  5. Il tempo che accettate di passare a organizzare:

  6. Con chi partite?

  7. Le vostre date:

  8. Il vostro budget per una settimana, a persona, viaggio escluso:

  9. La sera alla tappa, preferite:

Da Altimood il nostro mestiere è il trekking guidato: camminare con qualcuno che conosce il territorio, e togliervi la logistica per il tempo di una settimana. È un modo di viaggiare tra gli altri. Questa pagina srotola gli altri perché scegliate quello che vi corrisponde oggi, e la prossima estate le voglie saranno magari cambiate. Qualunque sia la formula che esce, scriveteci: prepariamo anche progetti che non accompagniamo noi.

Una precisazione che vale per chi legge dall’Italia. Con il CAI, la rete dei rifugi e le Alte Vie, l’autonomia qui è una pratica di massa e non un’eccezione: chi si prenota da solo 6 rifugi su un’Alta Via ha già fatto, di suo, il lavoro che altrove si compra. Quello che sposta l’arbitrio verso una formula organizzata sul versante francese non è quindi una vostra mancanza. Sono 3 cose molto concrete: il gîte d’étape, che da voi non ha equivalente esatto ed è la struttura su cui poggia tutta la formula autoguidata; un segnavia GR fatto di 2 bande di colore e privo di numero, mentre voi seguite il 104 fino in fondo; e il trasporto dei bagagli, che decide quali itinerari esistono in quella forma e quali no.

4 modi di viaggiare, dall’autonomia totale alla privatizzazione

L’elemento che regge la scala qui sotto è quello che delegate. L’organizzazione da un lato, la decisione sul terreno dall’altro. Questi 2 carichi si delegano separatamente, ed è precisamente quello che separa un viaggio auto-organizzato da un trekking autoguidato, e i 2 da un trekking accompagnato.

Confronto tra le 4 formule: cosa organizzate, chi decide sul terreno, il gruppo, le date e il costo.
FormulaCosa organizzateChi decide sul terrenoIl gruppoLe dateCosto, ordine di grandezza, 7 giorni
1. Autonomia totaleTuttoVoiIl vostroLibereDa 150 a 600 €
2. AutoguidatoViaggio e pranzi al saccoVoiIl vostroLibereDa 800 a 1.500 €
3. Guidato, gruppo apertoNiente, salvo il viaggioL’accompagnatore6-12 sconosciutiA calendarioDa 900 a 2.300 €
4. Guidato privatizzatoNiente, salvo il viaggioL’accompagnatore, con voiIl vostroLe vostrePreventivo, da 350 €/giorno

Da notare. La colonna « chi decide sul terreno » separa le formule 1 e 2 dalle successive: in autoguidato le vostre tappe sono prenotate e i bagagli trasferiti, ma la mattina in cui il plafond scende siete voi a scegliere tra salire al colle e prendere il fondovalle. È la vera linea di demarcazione, e passa in mezzo a quello che l’etichetta « tutto organizzato » lascia credere.

La colonna delle date, invece, separa la formula 3 dalle altre. Una partenza a calendario è l’unico gradino in cui non scegliete né il gruppo né la settimana. Per molti è un dettaglio, per chi ha ferie imposte è un no secco, ed è quello che fa scivolare verso la privatizzazione invece che verso l’autoguidato.

1. L’autonomia totale

Tracciate l’itinerario, prenotate oppure bivaccate, portate, navigate, decidete. Nessuno vi deve conto di niente e voi non lo dovete a nessuno.

A chi conviene: a chi ha già chiuso diverse itineranze. Risalire un azimut nella nebbia e valutare un nevaio di fine giugno sono gesti che si tarano facendoli, e ogni itineranza portata a casa allarga il terreno su cui l’autonomia resta comoda.

Quanto costa: attrezzatura esclusa, tra 150 e 600 € per una settimana nelle Alpi, a seconda che dormiate fuori o in rifugio. È il pavimento assoluto, e niente lo batterà mai se camminate con regolarità. Se invece uscite 2 volte all’anno, il costo di un’attrezzatura buona, quella che evita di rientrare con le spalle a pezzi, vi raggiunge in fretta.

Perché funzioni: un programma tagliato su quello che le gambe reggono al terzo giorno. La fatica si somma, la media oraria di una bella giornata non torna più, e delle notti già pagate tolgono il margine di ripiego. Le forcelle che teniamo per un’itineranza con lo zaino sono 300-400 m di dislivello al giorno in livello 1-2, 500-700 m in livello 3, 800-1.000 m in livello 4: la nostra scala di difficoltà le dettaglia gradino per gradino, e serve soprattutto a sgonfiare un programma prima che diventi una costrizione. Per dormire, la scelta tra rifugio e gîte sposta il budget e la logistica della settimana più di qualsiasi altra decisione.

2. Il trekking autoguidato

I vostri alloggi sono prenotati, i bagagli passano da una tappa all’altra mentre camminate, un roadbook con le tracce e le carte vi arriva prima della partenza, e una linea telefonica resta aperta per tutta la durata del viaggio. Camminate da soli, al vostro ritmo, senza nessuno davanti.

A chi conviene: a chi sa leggere un segnavia e una carta, e vuole la logistica in meno e la libertà in più. Toglie quello che nell’autonomia è noioso senza toccare una sola delle decisioni che ne fanno il sale.

Quanto costa: da 800 a 1.500 € per 7-10 giorni su un itinerario come il Tour del Monte Bianco, trasporto bagagli compreso.

Perché funzioni: leggere la voce delle prestazioni prima di prenotare, è lei che dice fin dove arriva il servizio. La linea di assistenza riprogramma una notte in hotel. Per una caviglia storta a 2 ore da un colle c’è il 112. Il dettaglio di cosa è compreso, i prezzi voce per voce e la questione del portage stanno sulla nostra pagina dedicata al trekking autoguidato, che indica anche i massicci in cui il trasferimento dei bagagli passa e quelli in cui non passa.

3. Il viaggio guidato in gruppo aperto

Date fissate in anticipo, iscrizione individuale, un accompagnatore di media montagna diplomato, e compagni di cammino che incontrate in stazione. Da noi la maggior parte dei viaggi è confermata già a 6 partecipanti, e le date ancora aperte sono sulla pagina dei viaggi.

A chi conviene: a chi parte da solo e non ha voglia di cenare da solo, a chi si affaccia all’itineranza, a chi vuole mettere dei nomi su quello che attraversa. E a chi ha ferie elastiche.

Quanto costa: tra 120 e 270 € al giorno a persona secondo l’alloggio e il massiccio, tutto compreso viaggio escluso. Una traversata degli Écrins in 5 giorni parte da 685 €, il Tour del Monte Bianco in 7 giorni da 1.860 € perché la valle di Chamonix costa quello che costa. Lo scarto tra i 2 non dice niente della qualità del viaggio, dice solo il prezzo del letto e del piatto lungo il percorso.

Perché funzioni: iscriversi sul proprio livello reale invece che un gradino sopra. Mezzo livello di scarto si recupera senza drammi, 2 livelli trasformano la settimana in una prova, per voi e per gli altri. La nostra scala di difficoltà è scritta per essere letta prima di prenotare.

4. La privatizzazione e il gruppo costituito

Il vostro gruppo. Le vostre date. Un accompagnatore con voi. L’itinerario si tara sul livello reale dei partecipanti, e si sposta strada facendo se il meteo o la forma lo impongono.

A chi conviene: a un gruppo già formato, a passi troppo distanti per una partenza collettiva, a date che non si muovono. È la formula che risponde a una buona metà delle richieste che ci arrivano: una famiglia con ritmi molto diversi, 4 amici che non vogliono dividere la settimana con nessun altro, una squadra di lavoro, un compleanno.

Quanto costa: il prezzo del viaggio dipende dai costi legati alla sua organizzazione, divisi per il numero di partecipanti. Più siete, più una parte di questi costi si mutualizza: la tariffa è quindi decrescente, in modo netto tra 2 e 7 persone. Oltre, il prezzo a testa tende a stabilizzarsi.

Perché funzioni: scriverci presto, qualunque sia la stagione a cui puntate e anche senza fissare niente. Un viaggio privato richiede ricognizione, prenotazioni in rifugio e una disponibilità che si incastra diversi mesi prima. Su luglio e agosto vuol dire da febbraio. I tempi reali cambiano da un massiccio all’altro, e la nostra pagina sul trekking su misura nelle Alpi li dettaglia destinazione per destinazione.

Cosa un roadbook lascia all’accompagnatore

Un roadbook descrive un itinerario com’era nel momento in cui è stato scritto. Lo descrive benissimo. Ecco 6 cose che non fa, e che l’accompagnatore fa al suo posto.

Decidere il ripiego. Verso le 13, i cumuli ingrossano da sud-ovest e il colle è ancora a un’ora. La decisione si prende in quel momento, con la carta, l’ora e lo stato del gruppo in mano. Aspettare di vedere cadere la prima goccia vuol dire averla già presa troppo tardi.

Cambiare itinerario la mattina stessa. Neve residua sul versante nord, torrente ingrossato dal temporale della vigilia, rifugio che chiama per dire che è rimasto senz’acqua. Una variante si sostituisce alla tappa prevista, e il viaggio continua invece di fermarsi.

Leggere il terreno quando la traccia sparisce. Sotto un nevaio tardivo, in un pietraio dopo una colata, o semplicemente in una zona di alpeggio dove il sentiero si divide in 10 tracce di mucca. Ritrovare la linea giusta chiede di leggere il rilievo, non di cercare un segno bianco e rosso.

Gestire un guaio lontano dalla strada. Una distorsione a 3 ore da una pista cambia la natura della giornata. Immobilizzare, decidere tra evacuazione autonoma e chiamata ai soccorsi, tenere il resto del gruppo utile e al caldo: è il cuore della formazione di un accompagnatore, e si decide più in fretta quando lo si è già fatto.

Nominare quello che attraversate. Il cardo azzurro che cresce lì e da nessun’altra parte, il camoscio che si è fermato a 200 m e vi guarda, la ragione per cui questa comba è pelata e quella accanto è boscosa. Sono cose che si vedono una volta che le si è viste insieme, e dopo non si sbagliano più. È quello che la gente ci dice a fine viaggio.

Far camminare insieme un gruppo eterogeneo. 2 andature si gestiscono, 4 si pilotano. Piazzare le pause prima che la stanchezza si installi, dare una variante a chi ne vuole di più, mettere il più lento davanti senza che sembri una punizione. È invisibile quando è fatto bene, ed è quello che decide l’atmosfera della sera.

Cosa dà l’autoguidato, e che un gruppo non sostituisce

Un viaggio accompagnato toglie delle cose, e se quelle cose contano per voi, è probabilmente l’altro modo di organizzarsi quello da scegliere:

Il ritmo, prima di tutto. In autoguidato nessuno vi aspetta e voi non aspettate nessuno. Potete restare 2 ore in riva a un lago perché fa bello e niente stringe, o mangiarvi la tappa in 4 ore perché quel giorno avete le gambe. Un gruppo, anche condotto bene, cammina a un’andatura media, quella che lascia il tempo di godersela senza staccare nessuno.

L’intimità, poi. Una coppia che parte una settimana in due non vive la stessa settimana di una coppia dentro un gruppo di 10. In gioco c’è quello di cui si parla la sera.

Il budget.

E il semplice fatto di non dovere niente a nessuno: la giornata è vostra, gli errori anche.

Quando questi 4 punti pesano più del comfort di una decisione delegata, l’autoguidato è la risposta giusta, ed è quello che rispondiamo anche al telefono.

Collocarsi prima di scegliere la formula

La scelta della formula si gioca in gran parte sull’autovalutazione che la precede.

A parità di itinerario, il dislivello è lo stesso con o senza accompagnatore: il vostro livello decide quale traversata puntare, e la formula si sceglie dopo. Un accompagnatore cambia comunque il modo in cui lo sforzo si distribuisce sulla settimana, piazzando pause e andatura prima che la stanchezza si installi. Il nostro test qual è il mio livello escursionistico in 7 domande dà un riferimento da 1 a 5, quello che compare su ognuno dei nostri viaggi e che si legge anche sulla scala di difficoltà, messa lì a fianco dei gradi T, E ed EE del CAI: serve a tarare l’itinerario sulla vostra portata, in autoguidato come in accompagnato.

Il primo vero criterio non è una competenza, è una voglia: quella di capire cosa attraversate. La sera, ripensando alla giornata, siete contenti di aver camminato, o vi manca qualcosa perché siete passati davanti senza sapere niente di quello che avevate sotto gli occhi? Le 2 risposte sono buone, e non mandano nello stesso posto. La prima va molto d’accordo con l’autoguidato, che vi dà il cammino, il silenzio e il vostro ritmo, e a cui un accompagnatore aggiungerebbe solo una presenza in più. La seconda non si riempie con una relazione: la fauna, la flora, la geologia del massiccio e quello che gli uomini hanno fatto di quelle valli non si ripassano la vigilia, si raccontano sul posto, da qualcuno che percorre lo stesso terreno tutto l’anno.

Viene poi la navigazione, che si misura in tutt’altro modo. Bastano 3 domande per tranciarla. Sapete orientare una carta senza guardare il telefono? Vi è già capitato di ritrovare un sentiero perso riposizionandovi su una linea di cresta? Cosa fate se la batteria cade alle 15 con 2 ore di discesa davanti? 3 « no » orientano verso un itinerario segnato e frequentato, dove la navigazione non regge la giornata.

Un terzo parametro conta parecchio tra autoguidato e accompagnamento quando i primi 2 sono verdi: lo scarto di livello dentro il gruppo. 4 camminatori simili partono benissimo in autoguidato. Un gruppo dove un adolescente sale il doppio più in fretta dei nonni si gioca lì: o tutti si tarano sul più lento, o qualcuno che lo fa di mestiere tiene insieme le 2 andature. È quello che la privatizzazione risolve.

Resta il terreno, che sposta il cursore molto più spesso di una mancanza di livello. La stessa persona cammina in autonomia nel massiccio che ha sotto gli occhi da 15 anni, e prende un professionista da un’altra parte. Quello che cambia non è il suo livello: è la lingua al rifugio, il modo in cui ci si prenota e ci si cena alle 18, il numero dei soccorsi, il versante su cui il temporale si forma nel pomeriggio. Quei riferimenti si acquistano massiccio per massiccio, e una prima volta accompagnati li dà in fretta. Dall’Italia il movimento è spesso l’inverso di quello che ci si aspetta: le Dolomiti le fate da soli, e cercate qualcuno per il Tour del Monte Bianco, che attraversa 3 paesi, o per un massiccio francese di cui non avete nessun riferimento.

Da dove continuare, secondo il risultato

Se il test in 9 domande, in cima a questa pagina, vi manda verso un trekking guidato, il catalogo completo e le date ancora aperte sono sulle nostre escursioni guidate nelle Alpi. Per un viaggio privato basta una mail (bonjouraltimood.com ) per aprire la discussione.

Se il risultato vi manda verso l’autoguidato, cominciate dalla nostra pagina trekking autoguidato, poi guardate il catalogo di Grand Angle (sito in francese), l’agenzia con cui lavoriamo per questa formula. Indicando il codice ALTIMOOD al momento dell’iscrizione, le spese di pratica (19 €/pers.) vi vengono offerte. Potete anche scriverci direttamente: inquadriamo il progetto con voi e passiamo la richiesta alla persona giusta in Grand Angle.

E se il risultato vi manda verso l’autonomia, la preparazione è tutta vostra. Verificate la copertura di soccorso e rimpatrio della vostra assicurazione: in Francia il soccorso in montagna è un servizio pubblico e non viene fatturato, ma il rientro e l’interruzione del viaggio restano a carico vostro, e in Italia come in Svizzera l’elicottero si fattura eccome. 10 minuti di lettura prima di partire, contro un conto a 4 cifre se manca. Il cursore si sposterà di nuovo il giorno in cui punterete un massiccio di cui non avete nessun riferimento, o quando non avrete avuto il tempo di preparare le vacanze.

Domande frequenti

Guidato o autoguidato per una prima itineranza?

Guidato, a meno che l’itinerario non sia interamente segnato, frequentato e percorso in piena estate a nevai fusi. Non è una questione di pericolo ma di carico: su una prima settimana con lo zaino, la fatica del terzo giorno e le decisioni sul terreno arrivano nello stesso momento. Delegare le seconde rende la prima sostenibile. Esiste una via di mezzo, ed è l’autoguidato: su un grande itinerario dove si incrocia gente a ogni tappa, un errore di navigazione si corregge chiedendo.

Camminare senza guida è rischioso?

Non di per sé. Il rischio sta nello scarto tra il terreno scelto e il livello reale. Il sentiero segnato percorso in piena estate è il terreno più frequentato e meno incidentogeno delle Alpi, e la stragrande maggioranza di chi ci cammina non ha mai avuto bisogno di nessuno. Le situazioni che girano male hanno lo stesso denominatore comune: un itinerario uscito dal segnavia, una stagione in cui la neve tiene ancora, o un programma troppo stretto che spinge a passare quando bisognava rinunciare.

Qual è la vera differenza di prezzo tra autoguidato e accompagnato?

Su una settimana, tra 400 e 900 € a persona. Un Tour del Monte Bianco in autoguidato sta tra 800 e 1.500 € per 7-10 giorni, lo stesso anello in 7 giorni accompagnato è a 1.860 €. Lo scarto corrisponde alla presenza di un professionista per tutta la durata del viaggio, divisa per il numero di partecipanti. Si stringe nettamente sui massicci dove il posto letto costa meno che nella valle di Chamonix.

Si può partire in autoguidato senza saper leggere una carta?

Su un GR segnato in estate sì, con una traccia GPS e una batteria esterna. Appena l’itinerario lascia il segnavia, sale sopra i 2.500 m o attraversa un settore di alpeggio dove le tracce si moltiplicano, no. Un roadbook descrive il cammino, non vi riposiziona quando l’avete lasciato. Se le 3 domande della sezione sul livello vi lasciano esitanti, fate prima un’itineranza accompagnata.

Cosa succede se il meteo gira, in ciascuna formula?

In autonomia e in autoguidato decidete voi, ed eventualmente una notte si riprogramma se rinunciate a una tappa. In viaggio accompagnato, aperto o privatizzato, l’accompagnatore prende la variante preparata in ricognizione e il viaggio continua, perché una settimana non si rimanda. È la differenza più concreta tra le 4 formule, e quella che si vede meno finché il cielo resta azzurro.

La privatizzazione costa più di una partenza in gruppo aperto?

Per giornata di accompagnamento, non per forza. Una giornata privatizzata parte da 350 € per 1-5 persone, cioè 70 € a testa in 5, l’ordine di grandezza di una giornata in gruppo aperto. Quello che cambia è che su un viaggio di più giorni alloggio e pasti si aggiungono al preventivo, compresa la parte del professionista. Più siete, più lo scarto si chiude, e oltre i 10 partecipanti la formula gruppo costituito diventa spesso la più conveniente a persona.

Serve un'assicurazione in tutte le formule?

Sì, ed è la voce che si regola per ultima quando si parte in autonomia. Un’evacuazione in elicottero fuori dai comprensori sciistici è fatturata in diversi massicci alpini, e un annullamento dell’ultimo minuto su un viaggio prenotato non si rimborsa senza garanzia. I nostri viaggi tutto compreso richiedono un’assicurazione annullamento e assistenza, da sottoscrivere al momento dell’iscrizione.

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